l 26 e 27 settembre Villa Elisa a Ponsacco ha ospitato Botteghe in Villa, una mostra-mercato dedicata all’artigianato toscano. Ceramica, maglieria, illustrazione, bigiotteria, calzature e molto altro: due giornate per incontrare gli artigiani, scoprire il valore del fatto a mano e avvicinare anche i più piccoli ai mestieri artigiani.
Ci sono eventi che nascono per mettere insieme qualche bancarella e altri che nascono da un’idea più precisa: far conoscere le persone, le mani e le storie che stanno dietro a ciò che acquistiamo.
Botteghe in Villa è nato proprio così.
Il 26 e 27 settembre, a Villa Elisa a Ponsacco, abbiamo portato insieme una selezione di artigiani toscani per una mostra-mercato dedicata al fatto a mano. L’ho organizzata insieme a un’altra artigiana, in collaborazione con Confcommercio Pisa e con il patrocinio del Comune di Ponsacco.
Due giornate, dalla mattina alle 10 fino alla sera, durante le quali Villa Elisa si è trasformata in un piccolo punto d’incontro per chi ama l'artigianato, le produzioni indipendenti e gli oggetti realizzati con cura.
E, soprattutto, è venuta tanta gente. Molta più di quella che speravamo.
Non solo artigianato locale: una rete di creativi toscani
Una delle cose che mi è piaciuta di più di Botteghe in Villa è stata proprio la varietà degli espositori.
Non eravamo tutti dello stesso paese e nemmeno dello stesso settore. Alcuni arrivavano dal territorio vicino, altri da realtà come Lucca e San Miniato, portando con sé tecniche, esperienze e prodotti completamente diversi.
C'era chi lavorava la ceramica, chi realizzava bigiotteria, chi produceva scarpe artigianali, chi illustrava, chi lavorava il legno e chi, come me, trasformava filati in capi e accessori lavorati a mano ai ferri.
Ed è proprio questa varietà a rendere interessante il mondo dell'artigianato.
Perché quando parliamo di “fatto a mano” rischiamo di immaginare qualcosa di generico. In realtà dietro questa definizione ci sono tecniche, materiali, competenze e percorsi professionali molto diversi.
Ogni banco raccontava un mestiere.
E vedere tutte queste realtà riunite nello stesso spazio permetteva di fare una cosa che online è molto più difficile: fermarsi, osservare, toccare i materiali, fare domande e parlare direttamente con chi quel prodotto lo ha progettato e realizzato.
Perché abbiamo voluto organizzare Botteghe in Villa
L'obiettivo non era semplicemente creare una mostra-mercato.
Era, prima di tutto, promuovere l'artigianato e riportare attenzione sul valore delle cose fatte a mano.
Quando compri un prodotto artigianale non stai scegliendo soltanto un oggetto. Stai scegliendo un modo diverso di produrre: più lento, più personale, spesso più attento alla materia e ai dettagli.
E questo è un messaggio che, secondo me, vale la pena raccontare soprattutto oggi.
Non significa pensare che tutto ciò che è industriale sia negativo e tutto ciò che è artigianale sia automaticamente migliore. Significa semplicemente conoscere la differenza.
Sapere chi ha realizzato ciò che stai acquistando. Capire quanto lavoro c'è dietro. Conoscere una tecnica. Scoprire perché un oggetto ha quella forma, quel materiale o quel particolare dettaglio.
Quando queste cose diventano visibili, anche il modo in cui guardiamo un prodotto cambia.
Avvicinare i bambini all'artigianato
C'era poi un'altra parte dell'evento a cui tenevamo particolarmente: i laboratori dedicati ai bambini.
Perché se vogliamo che l'artigianato continui ad avere un posto nel nostro futuro, non basta raccontarlo agli adulti.
Bisogna anche permettere ai bambini di mettere le mani in pasta. Letteralmente.
Il sabato abbiamo organizzato un laboratorio dedicato al legno, mentre la domenica è stato il turno dell'argilla, con un'attività di manipolazione.
L'obiettivo non era certo trasformare dei bambini in piccoli artigiani professionisti in un pomeriggio.
Era molto più semplice: farli sperimentare.
Toccare un materiale, modificarlo, provare una tecnica, sbagliare, ricominciare e vedere comparire qualcosa che prima non esisteva.
È un'esperienza completamente diversa dal comprare un oggetto già finito.
E forse è proprio da qui che può nascere una nuova consapevolezza del valore del fatto a mano.
Quando il territorio diventa una comunità
Il successo di Botteghe in Villa ci ha fatto capire anche un'altra cosa: c'è ancora voglia di incontrarsi attorno a progetti che abbiano un'identità.
Gli artigiani non sono soltanto persone che producono oggetti.
Sono professionisti, creativi, progettisti e custodi di competenze che spesso rischiano di rimanere invisibili dietro una fotografia su Instagram o una vetrina online.
Eventi come questo permettono invece di creare connessioni: tra artigiani, tra persone e prodotti, tra generazioni e tra territori diversi della Toscana.
E il fatto che siano arrivati espositori e visitatori anche da fuori Ponsacco è stato particolarmente significativo.
Perché promuovere l'artigianato locale non significa chiuderlo dentro i confini del proprio paese.
Significa creare una rete e farla conoscere.
E adesso?
Botteghe in Villa è stata la II edizione, e vedere così tanta partecipazione ci ha fatto venire voglia di continuare a lavorare su questa idea.
Per me, che faccio l'artigiana e che da anni lavoro per trasformare la maglia fatta a mano in qualcosa di contemporaneo, versatile e lontano dall'idea un po' stereotipata del “fatto a mano”, è stato particolarmente bello condividere lo spazio con altri mestieri.
Perché alla fine è questo che mi interessa dell'artigianato: non nostalgia, ma contemporaneità.
Oggetti pensati per essere usati, indossati, vissuti. Realizzati con competenza, ma anche con una storia dietro.
E se sei arrivata fin qui, probabilmente è un mondo che interessa anche a te.
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